domenica, 25 novembre 2007, ore 21:40

Eccomi tornata da Faenza, sono stanca morta e prevedo di abbracciare Morfeo a momenti, giusto il tempo di dirvi che è andato tutto molto bene, che sono soddisfatta, che Dario (Salvatori) è stato come sempre un gran signore e un professionista competente. Ma come prima esperienza al MEI devo dire in tutta sincerità che mi aspettavo qualcosina di più.

Gli affezionati dicono, però, che non è stata certo la migliore edizione, quindi 'mi ha detto sfiga' e forse non dovrei catalogare questo evento così come l'ho in mente ora. Comunque a onor del vero a me è sembrata una grande festa dell'Unità, mancavano comizi politici e il quadro era completo. Va bene anche così, per carità, mi sono sempre piaciute le colorate feste dell'Unità, ma non ho trovato che tutto questo rappresentasse pienamente il mondo indipendente musicale. Mi è parsa, con tutto il rispetto, la fiera del rock underground e delle autoproduzioni, ma 'etichetta indipendente' vuol dire anche altro, per esempio vuol dire musica leggera, pop, folk e, perché no, jazz. Ma di questi mondi ho trovato solo piccoli accenni, qualche stand, minime esibizioni e poco altro. Il gran rumore era davvero per poco più di nulla.

Però si respirava passione per la musica, quello sì, in ognuno leggevi un tratto importante che ti accomunava a lui: la voglia di fare o ascoltare musica. Di questo ho goduto parecchio. E poi, non ultimo, ho rivisto un sacco di belle persone che non vedevo da tempo e mi ha fatto davvero piacere rincontrarle.

Ah, nel mucchio c'era anche una mia vecchia passione... pensare che sono passati sei anni, ed è strano percepire come la chimica se ne fotta del tempo. Alleluja!

PS: sono settimane che voglio parlarvi di un disco bellissimo, spero di riuscire a farlo in questi giorni.

pa.desimone
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mercoledì, 21 novembre 2007, ore 14:57

Sabato e domenica sono al MEI, e voi?

MEI

Alle 18 di sabato 24 sarò con Gerardina Trovato alla presentazione del suo nuovo disco e domenica 25, alle 11, ci sarà la presentazione del libro "Che canti! Il mito di Ernesto Guevara", dove sarò presente con Dario Salvatori. Se venite, fatevi riconoscere!

 

pa.desimone
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mercoledì, 07 novembre 2007, ore 14:53

Dario Salvatori e Paola De Simone
Che canti!
Il mito di Ernesto Guevara nella musica italiana

Descrizione: Un omaggio del mondo della musica a Ernesto Che Guevara.

 
Bandabardò, Cisco dei Modena City Rambles, The Gang, Claudio Lolli, i Nomadi, Roy Paci, Paolo Pietrangeli, Raf, Skiantos e Roberto Vecchioni raccontano il loro rapporto con la figura del Che, il legame umano e politico, l’influenza sulla loro musica e il motivo che li ha spinti a dedicargli una canzone.
Emerge con forza e tenerezza il mito popolare del grande rivoluzionario che ha affascinato e affascina intere generazioni.

Argomento: Varia

Collana:
Fuori Collana

Anno 2007, 104 pagine - € 12,00 - ISBN: 978-88-8176-948-3

Note: DAL 20 NOVEMBRE IN LIBRERIA

Dal sito della Manni Editore.

pa.desimone
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giovedì, 01 novembre 2007, ore 14:24

"Una bellissima ragazza" Ornella VanoniC'è una piccola luce nel buio di quest'annata musicale caratterizzata da tanti cofanetti e poco coraggio. Il bagliore arriva dall'ultimo disco di inediti di Ornella Vanoni, intitolato Una bellissima ragazza. Pubblicato il 28 settembre, l'album è prodotto da un suo amico di vecchia data, quel Mario Lavezzi che molti ricorderanno per le numerose collaborazioni con grandi primedonne della musica italiana (Vanoni in primis, Mannoia, Oxa, Berté) e per quei due dischi ("Voci" e "Voci 2") che nei primi anni Novanta videro duettare per la prima volta tra loro numerosi artisti.

Una bellissima ragazza è una boccata d'aria fresca in questi ambienti viziati. Questo disco è una speranza scritta da quei nomi che già da tempo compongono la lista dei migliori: Pacifico, Carlo Fava, Gianluca Martinelli, Bungaro, Pino Romanelli, Renato Zero, Ron, Grazia Di Michele e lo stesso Mario Lavezzi. Un cast da prima serata che non sbaglia un colpo e che mette a segno dodici tracce, una più bella dell'altra. E con un duetto che non dà possibilità di replica.

Il disco si apre con Qualcosa di te (M: Mario Lavezzi/ T: Pacifico), secondo singolo estratto, brano elegante quanto basta per non passare inosservato, ma funzionale forse solo al riscaldamento della voce. Il buon testo meritava di più.

Si prosegue con la title track (M: Carlo Fava / T: Gianluca Martinelli), che musicalmente ricorda lontanamente quel "Quando nasce un amore" portata al successo da Anna Oxa. Bello il testo, "quasi allegro quasi triste", perso tra la nostalgia e la serenità offerta da "pensieri senza niente".

Il ritmo si fa più caldo in Buona vita (Teofilo Chantre / Trad: Pacifico, Vanoni) dove prende forma una mescolanza di sonorità africane e portoghesi; un brano trascinante, destinato a emergere già in un primo ascolto.

Ma è la traccia quattro la canzone inedita più convincente di questo lavoro, si intitola E del mio cuore (M: Pacifico / T: Pacifico, Vanoni) e qui l'interpretazione della Vanoni raggiunge livelli altissimi. Ascoltandola viene quasi voglia di avvertire Mina che il suo podio è seriamente minacciato.

L'ascolto prosegue con Gli amanti (M: Roberto Pacco/ T: Vanoni, Pierluigi Scarpellini), singolo di lancio, decisione che si comprende considerando la leggerezza del brano e il testo fotografico e didascalico. Insomma alla portata di tutti.

Arrivati a questo punto del disco, le bocche si schiudono per un'emozione che a passo lento arriva allo stomaco, in un duetto sensuale e avvolgente. Cosa m'importa (Trad: Vanoni / T e M: José de Ribamar Cury Helvy) avvicina la straordinaria interpretazione della Vanoni alla forza soffusa di una voce quasi nera, quella di Mario Biondi. Italiano e portoghese si intrecciano tra parole di rivalsa, non prive di sentimento. Un duetto che ha della meraviglia, accentuata dalla tromba di Paolo Fresu. Divino.

Non manca la musica più leggera in questo ricco disco e arriva Dolce meccanica (M: Bungaro / T: Vanoni, Pino Romanelli) a offrirci un testo sensuale, senza averne l'aspetto. Questo brano è senz'altro la conferma che l'intero team ha lavorato per costruire intorno alla Vanoni un disco alla sua altezza e soprattutto credibile nei contenuti. E non è poco.

Siamo a metà disco e il livello si è già leggermente abbassato rispetto alle precedenti tracce, ma l'album continua a mantenere alta la sua dignità di lavoro inedito. E l'ascolto prosegue con Bene così - perché non ti ho incontrato prima (M: Mario Lavezzi / T: Vanoni, Oscar Avogrado), in cui musicalmente è riconoscibile il tocco di Lavezzi, anche se a tratti porta alla mente "I belong to you" cantata da Eros Ramazzotti. E' una canzone d'amore in cui il tempo è primo responsabile di una privazione.

Non serve leggere tra i crediti per capire a chi appartiene la penna che ha composto il testo de La vita che mi merito (M: Roberto Pacco, Lorenzo Imerico / T: Renato Zero), la sensibilità del Re dei sorcini esce fuori integralmente in una dichiarazione d'amore senza se e senza ma. La voce della Vanoni, poi, fa il resto.

All'ascolto di questo disco le emozioni non trovano tregua e Dentro questa vita (M: Ron / T: Renato Zenobi, Vanoni) è altra acqua su un terreno già bagnato. Un intreccio di parole e musica che ci porta tra quiete e tempeste di ricordi di vita, in cui rughe e vene sono solo il segno di uno spazio riempito e di un tempo vissuto pienamente. E il disco si fa nuovamente elegante.

In questo album non succede che con l'avanzare delle tracce la qualità si fa inversamente proporzionale. Siamo all'undicesima traccia e il ritmo come le parole non avvertono stanchezza. Io con te (M: Bungaro / T: Grazia di Michele) è la descrizione di una donna inquieta e sopra le righe, che vive andando via da tutti, depistando persino se stessa ("provo a non frequentarmi/mi chiamo e non rispondo"), ma capisce di riconoscersi in altro da lei perché nelle sue fughe qualcosa in fondo cerca. E quel "Dio" nominato nel testo, fa inevitabilmente pensare a una delicata dichiarazione di fede.

E' la fine del disco, ultima traccia, ultima pagina del booklet. Pagine (M: Bungaro/ T: Vanoni, Pino Romanelli) chiude il sipario e, come ogni finale, ascoltiamo tirando le somme, come si fa davanti ai titoli di coda. E così questo brano ci accompagna, e mentre ascoltiamo cantare di pagine strappate, scritte bene e scritte male, pesiamo la nostra soddisfazione.

E pensiamo a una bravissima donna di nome Ornella, e a quanto sia importante che ci siano ancora persone come lei, che prendono la musica e il proprio mestiere di cantante con grande serietà.

pa.desimone
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