venerdì, 19 settembre 2008, ore 00:38

Per un'amica
(O.Vanoni-S.Bardotti-M.Piccoli)

Passeggiamo sulla spiaggia
che il bambino almeno gioca,
da dov’è che cominciamo:
dagli amori o dalla noia?
Tuo marito, sì, lo incontro:
gran sorrisi, gran saluti
e il discorso è già finito
non ci siamo mai piaciuti.
Cambia giri, cambia amori,
come un lupo senza tana,
senza i tuoi capelli lunghi
e la tua dolce sottana.

Come va la nuova storia?
Sei tranquilla? Meno male,
ci si stanca a coccolare
una tigre dentro il cuore,
però in fondo rimpiangiamo
gli anni belli, gli anni duri,
nel deserto degli adulti
quattro occhi, quattro muri.
Nel mio nido di cemento
faccio nascere dei fiori,
che peccato che si veda
così poco dal di fuori…


Dormo sempre troppo poco
e rimango lì ad aspettare,
che qualcosa si spalanchi:
una scusa per andare,
poi il giorno entra nel letto
e mi dice tu sei mia
e io mi arrendo, perché no,
a un giorno di vigliaccheria,
E la speranza poi si spoglia
e giuro sotto non c’è niente,
solo il sole che si perde
tra le case lentamente.

Sentiamoci vicine,
qualche cosa abbiamo fatto,
tu quel sole di tuo figlio,
io la canzone che ti canto.
E forse volano già insieme
contro il vento del futuro,
hanno il sangue nelle vene
di due che san tener duro.
E ora corrono fratelli
lungo questa spiaggia oscura
e costruiscono castelli
per due donne che han paura…
pa.desimone
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martedì, 09 settembre 2008, ore 01:01

E’ passato oltre un mese dall’ultimo post e tante cose sono accadute. Nessun cambiamento della vita, ma tanti piccoli particolari che mi hanno addolcita. Ho trascorso una decina di giorni con i miei nipotini, ricordate Aurora e Riccardo? Stanno crescendo: Aurora è una signorinella di quasi sette anni, lucida e sveglia; Ricky ha due anni e passa buona parte del suo tempo a mortificarsi, beata sensibilità! Li penso ogni giorno della mia vita, non immaginavo di potermi legare tanto a dei bambini… invece è successo. E, sarà l’età, ma spesso penso a come deve essere bello avere dei figli, faticoso, per carità, ma credo diano significato all’esistenza stessa. Penso a quanto sia bello metterli al letto, vedere nei volti i tratti del loro padre, ascoltare le vocine che azzardano parole inafferrabili, sentirli ridere dopo il pianto con i lacrimoni ancora in bilico tra la guancia e il vuoto. Penso anche a come sia difficile educarli ai valori in questo mondo ricco di nonsense, a come si possa renderli capaci di scegliere, sento il peso dei loro inevitabili errori e, quasi in apnea, avanzo comunque il capo davanti al coraggio di metterli al mondo.

Figlio, chi t'insegnerà le stelle
se da questa nave non potrai vederle?
Chi t'indicherà le luci dalla riva?
Figlio, quante volte non si arriva!
Chi t'insegnerà a guardare il cielo
fino a rimanere senza respiro?
A guardare un quadro per ore e ore
fino ad avere i brividi dentro il cuore?
Che al di là del torto e la ragione
contano soltanto le persone?
Che non basta premere un bottone
per un' emozione?
Figlio, figlio, figlio,
disperato giglio, giglio, giglio,
luce di purissimo smeriglio,
corro nel tuo cuore e non ti piglio,
dimmi dove ti assomiglio
figlio, figlio, figlio,
(Figlio, figlio, figlio - di Roberto Vecchioni)

Sono una donna di 36 anni e mi dico che è anche giusto che la natura operi su di me i cambiamenti necessari a darmi quel senso di maternità che giustifichi anni di ormoni funzionanti. E anche se il pensiero dei figli in fondo non lo rifiuto più già da tanto tempo, ora devo dire che comincio ad affezionarmi persino all’idea. La parte più razionale di me mi ripete che ho talmente tanto lavoro da fare che un figlio non saprei proprio dove incastrarlo, mentre il cuore si intenerisce e mi ripete che sarebbe la cosa giusta. Per fortuna i figli si fanno in due, così si possono spartire le responsabilità di una scelta.

Ma credo anche che ragionarci su serva a poco, l’istinto non va mortificato né tantomeno represso. Il libero sfogo di ogni esigenza naturale, purché non lesiva dell’altrui libertà, è una condizione di buona sopravvivenza cui non si può prescindere. Così lascio fare alla vita e mi pongo spettatrice di una sceneggiatura tutta ancora da scrivere.

Intanto il lavoro va a gonfie vele, prosegue tra Radio InBlu, sulle cui frequenze inizierò presto un nuovo programma di musica italiana (che va ad aggiungersi ai già rodati “Effetto Notte in Italia” e “Provini”), e PopOn, che mi sta regalando tante soddisfazioni, mai pari, però, alle fatiche che comporta. Ma posso dire di essere una donna appagata. E anche serena in questo momento della vita, tanto da essere preoccupata, perché il ciclo di quiete e tempeste è inarrestabile. Paolo Fox dice, però, che il 2009 sarà l’anno dei Gemelli e che di cose belle faremo incetta. Allora mi metto su un bel sorriso e paziente aspetto di scrivere la mia notizia più bella.
pa.desimone
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